
Per ogni vittoria che si rispetti, una squadra deve avere il trionfo in città con il pullman scoperto. Sarebbe stato bellissimo averlo già al ritorno a Torino, il lunedì sera, ma siamo troppo stanchi e le famiglie ci reclamano: meglio organizzare una festa come si deve, con tanto di cena finale.
Cerco una soluzione per trovare un autobus a due piani e trovo disponibile quello dei giri turistici della città: Torino Sightseeing, livrea rossa, secondo piano scoperto con tettoia in plexiglass a prevenire un’eventuale pioggia. Perfetto.
Organizziamo il giro per il sabato successivo. Durante la settimana parte il tam-tam di mail per coinvolgere parenti ed amici; è la festa del Valsalf, ma è un po’ la festa di tutti, l’ennesima occasione per festeggiare insieme prendendoci molto poco sul serio.
I bambini sono i più entusiasti dell’idea, esaltati dalla novità dell’esperienza e dalla possibilità di fare casino a briglia sciolta… con l’autorizzazione dei genitori.
Partiamo da Piazza Castello alle 18, proprio nel momento di maggior calca del centro cittadino; optiamo per il giro che ci porterà lungo Via Po, Piazza Gran Madre, Monte dei Cappuccini, Valentino, Corso Vittorio Emanuele, Via Roma, Via Pietro Micca e di nuovo in Piazza Castello. In pratica, attraversiamo il salotto buono della città, programmando anche una tappa di festeggiamenti e brindisi volanti davanti alla Fontana dei Mesi al Valentino.
Siamo quasi in cinquanta, al limite della capienza del bus e ci sistemiamo, con la complicità dell’autista, tutti al piano superiore.
Abbiamo preparato dei cartelli per addobbare il pullman, con la scritta “Campioni d’Europa” e poi abbiamo tante fotografie della squadra da autografare e gettare ai passanti: è veramente la pantomima di una vera festa, di veri campioni, per una vera vittoria. L’effetto sulla gente che ci vede passare è dirompente: abbiamo trombette e fischietti che fanno da base sonora ai continui cori: dal “Din Don” di Gianluca alle hits della compilation di Barcellona, ogni occasione è buona per cantare.
Per consegnare ai posteri le melodie della vittoriosa trasferta, Diego ha prodotto un CD di musica rigorosamente scaricata illegalmente.
Si tratta di tutti i brani che hanno segnato musicalmente i nostri momenti passati in Spagna, tra i quali alcuni sono assolutamente orrendi, ma che, al momento, avevano un preciso significato. È così che, per sempre, quando ascolterò “Dimmi perché piangi” di Aleandro Baldi, o la sigla di Love Boat, anziché avere un conato di vomito, non potrò fare a meno di pensare a questa trasferta e a questi momenti indimenticabili.
Ci fermiamo al Valentino per brindare e per innaffiarci di spumante, per la gioia di tutti i bimbi, tranne che di Max che ci maledice, coprendoci di miserie per averlo bagnato. Qualche foto ricordo con la coppa in mano ai bambini e poi la vasca finale nel centro cittadino: la gente che ci vede applaude, saluta, ci indica col dito senza capire cosa sia quell’autobus da cui parte un casino d’inferno.
Non possiamo che finire al ristorante. Due tavolate per circa sessanta persone, con festeggiamento protratto fino a notte fonda, culminato con visita al locale in cui suona il Vaudax, il nostro poeta-musicista, assente a Barcellona, ma in costante collegamento SMS per gli aggiornamenti sui risultati. Avremmo sicuramente finito prima, se non ci fosse stata la solita, tragica premiazione-fiume del Mister.
Mister Quarello, assente nella trasferta spagnola, è l’immancabile presenza nella storia del Valsalf. McQuarrel è il nostro Gran Visir, l’Incommensurabile o, come egli stesso ama definirsi, Colui Che È. Sono termini indefiniti anche perché non è definibile il suo ruolo. Non è un allenatore, perché non capisce una mazza di calcio, anzi, abbiamo dei seri dubbi che riesca a capire cosa succede durante la partita. Non è un dirigente, perché riesce regolarmente a indispettire ogni arbitro e a seminare zizzania con la panchina avversaria. Non è tesoriere, perché quando gli abbiamo affidato qualche centinaio di Euro in contanti per pagare un conto, li ha persi in un bar dove si era fermato per fare tappa idraulica. Non è finanziatore, perché non mette soldi nella cassa della squadra, salvo spendere una fortuna in portachiavi e scatole di tisana che regala alle cene sociali a tutti gli intervenuti, camerieri compresi. Non è selezionatore, perché, spesso e volentieri, quando deve fare la formazione, mette in campo gli assenti o, ancor peggio, compone squadre da dodici giocatori.
Però è il collante del Valsalf, l’anima nascosta, il tessitore di infinite trame telefoniche che ossessionano i timpani di ogni membro della squadra, a qualsiasi ora del giorno e della notte. McQuarrel è la dimostrazione che parlare coi telefonini non fa male, perché se così fosse lui avrebbe le orecchie carbonizzate: è stato cliente dell’anno di Tim per cinque anni consecutivi, è il Leo Messi della telefonia cellulare! Padiglione d’oro!
Senza di lui, la storia del Valsalf sarebbe stata diversa, perché con il suo lavoro dietro le quinte e il suo ruolo di coordinatore super partes ha rappresentato un elemento di equilibrio vitale per la nostra sopravvivenza. Lui formalmente decide la formazione, ma, prima di leggerla, la fa decidere agli altri, per cui alla fine viene fuori un mix democristiano che accontenta tutti: è la prova vivente della politica di concertazione, vanto di tanti nostri governi.
Non sappiamo se molleremo prima noi di giocare o lui di seguirci, ma siamo consapevoli della grande importanza che la nostra squadra ha per la sua vita di geniale pensionato, di quanto le nostre inconcludenti telefonate riempiano le sue giornate, di quanto le partite del sabato rappresentino il pensiero fisso di un’intera settimana.
Gli vogliamo bene come se fosse uno zio adottato nella famiglia di ciascuno di noi.




