21 – Leggero…

21 – Leggero…

Ho rivissuto questi ricordi per qualche mese, nel tempo necessario per tradurre in parole scritte le tante sensazioni che affollano la mia mente e sono legate a questo viaggio. 

Mi sono chiesto tante volte perché scrivere. Non ho nessuna velleità editoriale e penso che il numero di copie di questo libro non debba superare il numero degli amici che hanno il piacere di leggerle e la consapevolezza di capirle. Qualche decina. Vorrei che queste pagine fossero consumate con curiosità a avidità in una sola notte e poi lasciate su uno scaffale, a prendere polvere, in attesa di essere riscoperte tra qualche anno. Magari lette in compagnia dei nostri figli diventati adulti, o ancor meglio, di qualche nipotino curioso di sapere se veramente il loro nonno era poi così bravo a giocare al pallone, come dice.

Scrivere queste pagine è stato un altro viaggio, forse anche all’interno di me stesso. 

Ripercorrere quei momenti ha rappresentato un pensiero che mi ha tenuto compagnia per tanto tempo, quando ho avuto la mente libera e lo spazio per pensare a ciò che più mi piaceva. 

Ma è stato anche un altro sasso nello stagno, questa volta gettato in una giornata di sole, con tanta luce, come quelle passate in Costa Brava. La luce ti aiuta a capire cosa succede sotto l’acqua, a vedere la traiettoria del sasso, a comprendere bene cosa si alza dal fondo.

In quei quattro giorni ho rivisto, nel volto di tanti amici, trent’anni vissuti insieme condividendo gioie, dolori, speranze, progetti, attraverso un cammino lungo ben oltre la metà della nostra esistenza, che spero possa portarci ancora molto lontano.

Ho rivisto il desiderio di viaggiare, di scoprire nuovi luoghi e di vivere nuove esperienze, ma anche la dolcezza del ritorno, la consapevolezza del calore che ti aspetta a casa, il piacere di trovare qualcuno che risponde alla tua telefonata per raccontargli come un bambino che sei tanto felice, in fondo solo perché hai vinto un torneo di calcio.

Ho apprezzato l’importanza di saper ridere soprattutto di se stessi, per potersi permettere di ridere degli altri.

Ho valutato l’importanza di non prendersi troppo sul serio, salvo essere sempre in prima linea quando si tratta veramente di fare sul serio. 

Ho capito quanto può essere esaltante vincere, ma quanto sia bello farlo con la consapevolezza che vincere non è la sola cosa che conta.

Ho apprezzato la fortuna e il privilegio che mi è concesso nel poter vivere e raccontare queste storie, perché la vita mi ha dato tanto e non mi ha gravato di pesi eccessivi che possano impedirmi di assaporare momenti di felicità come quelli che ho raccontato. Sembra un pensiero scontato, ma non lo è.

Quando torno con la mente a quei momenti, c’è un ricordo che viene a galla più nitido, fatto di sensazioni ed emozioni, più che di fatti precisi.

Sono a Barcellona, è il lunedì mattina dopo la finale e siamo passeggiando sulla Rambla. Il sole è già alto e caldo, mi illumina il viso, obbligandomi a socchiudere leggermente gli occhi. 

La via degrada leggermente verso il mare, per cui dalla parte alta della strada mi sembra di dominare la folla di turisti che passeggiano davanti a me, tra artisti e banchetti di souvenirs; tra la gente vedo le maglie dei miei compagni che passeggiano. Ho la sensazione di essere più in alto rispetto agli altri.

È lunedì, a Torino sono tutti tornati al lavoro, ma il peso delle responsabilità e delle preoccupazioni mi è assolutamente impercettibile: nella mia mente ci sono ancora vive le emozioni del giorno della finale, della festa, del nostro viaggio, della straordinaria avventura che abbiamo vissuto insieme. 

Mi sembra di galleggiare in un sogno.

Ecco, percepisco una sensazione simile all’assenza di peso: non sono più in alto, non è la strada che degrada,  non sto volando. Semplicemente, è la mia immaginazione che mi porta in alto, che mi fa volare al di sopra del mio stesso corpo.

Recuperando questo pensiero sento nella mia mente forte e chiara una delle mie canzoni preferite, di Ligabue, che dice: 

“Leggero, nel vestito migliore, 
senza andata né ritorno, senza destinazione. 
Leggero, nel vestito migliore, 
sulla testa un po’ di sole ed in bocca una canzone.”

È la sensazione che provo in quel momento, che mi porto ancora dentro e che ricorderò per sempre.

Sono felice.

Leggero.