5 – Leggero – Volo EJ2765

5 – Leggero – Volo EJ2765

Viviamo l’epoca dello sport spettacolo, per cui quando in un aeroporto si vede un gruppo di persone in divisa, chiaramente sportiva, l’attenzione di molti viene colpita, nella speranza di poter incontrare il campione famoso a cui richiedere l’autoscatto col cellulare, moderna riedizione dell’autografo con carta e penna. Noi siamo, a tutti gli effetti, una squadra di sportivi in divisa. E attiriamo l’attenzione. Ma è divertente vedere il disinganno con cui la gente ci esamina, salvo poi rendersi conto che di atletico in noi è rimasto molto poco: “Ma che squadra siete, che sport fate?” è la domanda più frequente. A quel punto ogni risposta diventa lecita: “Tiro al piccione, signora. Siamo la nazionale di tiro al piccione”. E di rimando “Ah, mi sembravate dei calciatori, ma siete un po’ troppo vecchi”.

L’aereo rulla sulla pista, spinge e decolla e ancora una volta si alza il coro: “Llorèt, Llorèt de Mar…”. Adesso tutti i passeggeri ci hanno conosciuto, per loro non sarà un viaggio silenzioso.

Ovviamente i vicini di poltrona sono curiosissimi di capire chi siamo e cosa facciamo. Diego, uomo multilingue addetto alle pubbliche relazioni, oltre che mastro birraio, è il nostro Anfitrione e intrattiene subito tutti i presenti. Tre giovani fanciulle siedono proprio nell’ultima fila del “resto del mondo”, poi la coda dell’aereo è praticamente tutta nostra. Scopriamo che si tratta di una futura sposa con la compagnia di amici, diretta a Barcellona per festeggiare l’addio al nubilato; ride e scherza divertita con noi, poi, ignara di cosa sarebbe potuto costarle mantenere l’impegno, promette che in caso di nostra vittoria sarebbe venuta a festeggiare con noi, lei sola con tutta la squadra. Abbiamo rimpianto di non averla incontrata nel viaggio di ritorno.

Un piccolo bambino di origine indiana o pakistana, a giudicare dai lineamenti, si avvicina timoroso e curioso. Probabilmente ha visitato l’Italia, la patria di molti campioni di calcio e ha sognato più di una volta di conoscere in carne ed ossa uno di loro. “Eccoli – avrà pensato – ecco i campioni che giocano in Italia”: non possiamo deluderlo, povero passerotto. “We are an important italian football team; we are going to play the European Cup” proclama Diego col suo inglese sicuro, ma sporcato dall’inconfondibile sua erre alla francese, che gli dà un tono particolarmente “smart”. Il bimbo è incredulo e torna alla poltrona dei genitori riportando la notizia, felice di aver conosciuto un campione in carne ed ossa.

All’orizzonte si profila una distesa blu. È il Mediterraneo, con il golfo di Barcellona. Guardiamo dai finestrini in cerca di punti di riferimento; ovviamente cerchiamo il monumento che più attira la nostra fantasia turistica e il nostro sapere artistico: il Nou Camp. Tocchiamo terra e prendiamo contatto allo sbarco con il piacevole clima della costa catalana a Maggio: sole tiepido, aria tersa e venticello. Mentre ci allontaniamo dal gate di sbarco un bimbo ci chiama sventolando un biglietto di carta, con un sorriso a trentadue denti, anche se forse non ne ha messi ancora neanche la metà. È il bimbo pakistano che ci chiede l’autografo. Amore santo, come possiamo deluderlo. Diego è ormai il suo eroe e non si esime dall’importante compito, ma in più regaliamo al bimbo felice anche una foto di gruppo. I genitori hanno ovviamente capito chi siamo, ma si guardano bene dal rompere l’incantesimo del loro bimbo che zompetta via felice. Se solo sapesse di aver incontrato dei futuri campioni d’Europa, conserverebbe quell’autografo con gelosia e lo racconterebbe agli amici. Non lo sapremo mai, ma è possibile che lo abbia fatto comunque.