
Erano quasi trent’anni che non partivo per un viaggio da solo.
Come per quella prima avventura in sacco a pelo in giro per l’Europa, ho riprovato il gusto e l’emozione di preparare uno zaino. Non come per una delle tante gite in montagna, ma per un viaggio vero.
Ero abituato alle valigie, anzi alle trolley, e il problema del peso era rappresentato dalla franchigia della compagnia aerea per stivare il bagaglio: mai stato un problema. Ma, questa volta, il peso dello zaino era “il problema”: sarebbe stato il mio compagno di viaggio lungo i 200 km del Cammino di Santiago. Ho dovuto scegliere. Ed ho capito la differenza di quando il peso delle scelte ricade sulle tue spalle e non sulle rotelle di una valigia. Decidi e paghi: un gioco duro ma leale, come sa bene chi va in montagna. Ogni oggetto in più è un possibile conforto, ma può anche essere il complice di una sfiancante tortura.
Mi è piaciuto scegliere: ho cercato il minimo e mi sono sorpreso nel vedere quante cose ci sembrano indispensabili, ma come possiamo tranquillamente rinunciarvi. Bisogna poter caricare sulle spalle il peso delle decisioni per capirlo.
Porterò sereno il mio zaino, convinto che può pesare molto di più ciò che ci si lascia alle spalle di quello che vi si carica dentro. Cercherò di vivere con poco e di accontentarmi del tanto che, comunque, ho. Sarò solo, questa sarà la prova più dura, più dei chilometri e delle salite, ma troverò conforto nel pensiero di chi troverò al mio ritorno.
Non credo di essere un eroe, né di compiere un’impresa:farò meno strada di gente più anziana e meno in salute di me.
Non credo che si tratterà di un viaggio, un’altra meta da raggiungere: i viaggi si fanno con il trolley e gli occhiali da sole, nn con lo zaino.
Non credo di essere un pellegrino: non amo la spiritualità superstiziosa e poco mi importa di santi, reliquie e perdono dei peccati un tanto al chilo.
Non credo che sarà un’avventura: amo il gusto della scoperta, ma avventura è un termine troppo effimero per definirlo.
Forse la risposta alla domanda che mi sono fatto tante volte in questi giorni – cosa vado a fare? – è nella denominazione stessa del percorso.
Vado in cammino.
Mi piace l’idea di camminare. È un concetto positivo, implica avanzamento, evoluzione, scoperta. E solo chi cammina inciampa, ma poi può rialzarsi e riprendere il percorso.
Non ho preparato niente, non voglio fare troppe tabelle, o calcoli: seguirò il cammino, prendendo quello che di momento in momento arriverà. Su quei sentieri si sono avvicendati pensieri, speranze, amori e dolori di migliaia e migliaia di persone nel corso dei secoli. Sono sicuro che la loro energia vitale aleggia ancora su quelle strade. Ascolterò a cuore aperto il loro sussurro, e cercherò di ricordarlo e raccontarlo.
PS: questo post è stato scritto nel corso del mio primo, breve, Cammino di Santiago, nell’Agosto del 2016.




