3 – Leggero – Lloret de Mar

3 – Leggero – Lloret de Mar

In birreria a Praga per la finale di Champions

Dopo il torneo di Praga avvenne la svolta all’interno del Valsalf. Non che mancasse coesione e affetto reciproco, ma quel viaggio diventò per tutti i membri della squadra un’esperienza coinvolgente: tre giorni lontani dai pensieri del lavoro e dal tran-tran quotidiano, concentrati solo su pallone, scherzi e cazzeggio. Praticamente una gita scolastica trent’anni dopo, oltretutto con gli stessi compagni di un tempo.

All’esperienza di Praga seguì nel 2011 il torneo di Bruges-Anversa, in Belgio. Nel programma di proposte dell’organizzazione che proponeva l’organizzazione di questi tornei, c’era il ballottaggio tra il Belgio, appunto, e la Costa Brava. Gli amici padovani del Villatora, che avevamo conosciuto l’anno prima a Praga, tuttavia, ci sconsigliarono la trasferta spagnola: “Xsè un posto per far casino e prender ciùche, va bèn per i tòsi”. Immaginammo un girone dantesco con depravati posseduti da alcool e droga, in giro per alberghi e campi da calcio, per cui si optò per il fascino delle pelouses nordiche e l’umido delle brume della costa belga.

Anversa è una delle città più tristi del mondo: pare che l’INPS italiana voglia impiantarvi dei soggiorni gratuiti per pensionati, con la certezza che dopo tre settimane il suicidio è garantito e il vitalizio risparmiato. Nonostante il clima tardo invernale, mentre in Italia l’estate bussava già alle porte, e il vento freddo e costante (che come dicevo nell’introduzione non può disturbare un torneo di calcio), la trasferta confermò lo spirito di unione dell’anno precedente. Certo che il ricordo delle passeggiate nella Praga antica, le visite ai suoi musei, l’emozione di visitare quei luoghi che avevano scritto la storia dell’est europeo, ci mancavano come non mai… Specialmente le aperture notturne dei musei, con il personale così esperto e competente. 

Sui canali di Bruges

Una sera, spazzati dal vento umido del nord, passeggiando tra le viuzze deserte del centro di Anversa, ci godevamo lo scenario da set cinematografico abbandonato. Non un bar aperto, non un negozio, niente: serrata. Nello stomaco gorgogliava un po’ birra, galleggiando sul grasso di patatine fritte e wurstel alla segatura acquistati in una laida friggitoria gestita da un emigrato italiano; eravamo alla ricerca di una botta di vita che celebrasse l’ultima sera insieme, dopo il raggiungimento di un onorevole quinto posto finale su tredici partecipanti. Mentre eravamo in gruppo, il grande Luca Rossi, personaggio al quale varrà la pena di dedicare più di una riga, immerso nella sua cuffia di lana da cui spuntavano due batuffoli bianchi anti-otite, cominciò a biascicare qualcosa. Era una cantilena, sempre più chiara e definita: “Llorèt, Llorèt de Mar…” sulle note della Marsigliese. In un attimo tutti capimmo il messaggio, il canto coinvolse tutti, prima sommesso, poi urlato a squarciagola nei carugi della cittadina belga. “Llorèt, Llorèt de Mar…”, la destinazione del successivo viaggio era decisa e scolpita nella pietra, guai a metterla in discussione.

Fu così che per un anno non si parlò di altro che di Barcellona, da cui Llorèt dista pochi chilometri, e della nuova avventura che si andava a concretizzare giorno dopo giorno. Il cazzeggio quotidiano fatto di mail di gruppo (il danno calcolato in termini di PIL perso farebbe inorridire qualsiasi economista) prevedeva sempre qualche piccante riferimento alla meta catalana: pian piano la trasferta diventava un mito, proiettato nel futuro e non nel passato. Cresceva l’aspettativa e con questa il gruppo di partecipanti: venti, ventuno, venticinque, record! La fama del “Torneo all’estero del Valsalf” aveva contagiato gli amici e poi anche gli amici di amici, molti dei quali convinti di partecipare anche solo per il gusto di dire “io c’ero” e di poter calpestare l’erba del campo per qualche minuto. Perché la regola è sempre stata quella: chi viene, deve giocare almeno un minuto. Tranne PJ, che però è guardalinee ufficiale ed ha quindi un suo ruolo attivo e psico-fisico già ben definito.

Il 25 maggio 2012, quindi, partì la spedizione per Barcellona, con volo EasyJet, compagnia aerea nominata in seguito sponsor ufficiale della squadra. Come per l’avventura di Praga, si decise di partire da Malpensa gestendo il trasferimento in pullman con partenza da Piazza Zara; il viaggio verso l’aeroporto, del resto, rappresentava l’antipasto di quell’abbuffata di divertimento che avremmo affrontato tutti insieme per la terza volta. Era arrivato il momento di vivere nella realtà un anno di sogni, progetti, sfide, sfottiture e una speranza segreta che non può non albergare nel cuore di ogni sportivo che affronti una competizione: portare a casa la coppa.