La pellegrina con la scatola (6/7)

La pellegrina con la scatola (6/7)

Come avevo detto, Eva merita un capitolo a parte.
Sono in coda per l’ultimo timbro all’Uffizio del pellegrino. Mentre ascolto curioso le storie di altri camminatori, arriva una ragazza esile e trafelata. È stanca e in ansia, sta facendo anche la coda per lo sportello degli autobus, per cui mi chiede di tenerle il posto. All’uscita la rivedo lì che mi aspetta: “Ho visto che hai uno smartphone, mi aiuti a trovare un modo per tornare a casa? Magari ci beviamo un aperitivo..”
Perché no, penso. Avevo in programma una bella cerveza ghiacciata, la si può condividere.
Lei è vestita strana: maglia da calciatore taglia larga, pantaloni della tuta, scarponi evidentemente oversize, occhialoni da vista e un faccino da topino che tradisce il suo animo tenero, a dispetto della parlata sicura.
Ha la compostela arrotolata sottobraccio, senza custodia: “costava due euro, troppo” mi dice. Poi quando le dico che non l’ho voluta perché avevo fatto il tragitto corto mi ha guardato male dicendo “hai fatto bene! Non te l’avrebbero dovuta dare comunque “!
Cazzo vuoi, penso, mi sarebbe spettata, ho scelto io, altri la prendono eccome e a diritto. Ma, forse, penso, lei ne ha ben diritto di dirlo. Le chiedo la sua storia e, davanti a una Coca che per lei sembra frizzare come un Dom Perignon, comincia a parlare.

Si è presa un anno sabbatico, obbligato direi, dopo aver perso l’ennesimo lavoro non suo: ha fatto di tutto, dalla cameriera all’impiegata, andandosene sempre sbattendo la porta. “Se una cosa non mi piace, smetto, anche se perdo tutto”. Posizione da sognatrice non proprio pragmatica, ma rispettabile.
Racconta. “Sono partita con roba prestata o presa ai mercatini. Le scarpe, per esempio, due numeri più grandi, poi mi hanno distrutto i mignolini, che mi sono andati in setticemia e ho rischiato. Erano due anni che avevo smesso di insegnare yoga e non ero allenata. Pensavo che il primo giorno il corpo sarebbe rinato, avrebbe risposto, invece pioveva, avevo caldo e in salita vedevo i pallini verdi. Mi sono tolta il poncho e bagnata tutta, finché, in discesa, non è arrivato il vento freddo. I primi giorni sono stati un calvario, tutto andava storto, ma ad ogni ostacolo reagivo con più determinazione. A Pamplona avevo la febbre, la fascite plantare e due dita massacrate, senza unghia. Avevo così male da non poter alzare la testa, seguivo le conchiglie a terra per non vedenti recitando i mantra, e agli incroci era la gente del posto a tirarmi per lo zaino sulla strada giusta. Poi ho raggiunto un ospedale dove mi hanno curata. Non potevo camminare per cinque giorni, ero fuori budget coi soldi. Ho trovato ospitalità in un ‘donativo’ che era chiuso, mi hanno dato le chiavi e via. Mi sono curata lì, ghiaccio e antibiotici. Sono ripartita alleggerendo il mio bagaglio spropositato, ho riciclato la roba in ogni modo, usato il sacco a pelo come gonna, i pantaloncini come cappello, ormai mi conoscevano, ero la ‘peregrina improbabile’.

Poi le mesetas, infinite, da perdersi. Ero a pezzi, disidratata. Ho incontrato Freddy, un pellegrino cileno che viaggia senza soldi né altro. Vive di donazioni e piccoli scambi e ce la fa. L’ho trovato una sera che avevo le labbra in fiamme per il sole. Lui mi ha visto e, lui che non ha nulla, mi ha detto: ‘ti serve qualcosa’? Non riuscivo a parlare, a esprimermi… Burro cacao pensavo, ma ero muta. Poi lui mi ha detto ‘io so cosa ti serve’, ha aperto la borsa e mi ha dato un’ottima stick solare protezione 25, roba da ricchi. ‘È tuo, tienilo’. Capisci? Lui non aveva niente, ma aveva un burrocacao e senza che glielo chiedessi me lo ha regalato.
E ora voglio correre a casa. Sai, quando stavo male è venuta in mio soccorso una persona, di cui non ero sicura, Ma che ho capito essere la mia metà. È difficile per me ora, non so come tornare, ho finito i soldi e ho quattro spiccioli sul conto del bancomat, ma vorrei correre a casa”.

Cerchiamo, davanti a un piatto di pulpo, una soluzione, poi un’altra, spaziando dai voli all’autostop, ma non è facile viaggiare a costo quasi-zero. Le soluzioni di viaggio si intrecciano con le prospettive di vita, un b&b, un sogno irrealizzabile; io azzardo scenari, sono fuori dal gioco, lei si arrocca, talvolta stizzita, per le mie parole. Non vuole raccontare -dice- ma va avanti come un fiume in piena. Le parlo di me, ascolta e si scioglie.
Poi… Poi succede qualcosa. Non voglio raccontarlo, è giusto che quello che è successo in quella sera di Santiago rimanga là.
No, non abbiamo passato una notte di sesso acrobatico. Posso solo dire che le sue lacrime di fronte alla soluzione che era lì, dietro l’angolo, e che non potevamo vedere, non le dimenticherò mai. Talvolta la distanza tra sconforto e felicità è inferiore al gradino dal quale possiamo scendere senza farci nessun male.
L’ho lasciata dopo un confortante abbraccio sulla strada del suo albergue: aveva fatto 840 km senza perdersi, ma non era in grado di tornare a casa. Un’ultimo selfie e poi

“Buen camino” uno all’altra, “por la vida”.


Ho ricevuto ieri un messaggio, tralascio il personale.

“Forse ho sognato uno strano arrivo a Santiago… Una peregrina improbabile che senza sosta ha girato dalle 7 alle 21 perdendosi fra code e uffici, gran parte del tempo con una scatola sottobraccio; si ritrova davanti alla tomba del Santo, spintonata da chiacchiere pagane e inopportune, aspettando il resto (da un cameriere che sbatteva e tirava le cose con la sua faccia gli schiaffi) e un formaggio che stava x essere comprato… Poi una cena buonissima fatta di pesci pulpo e parole. La mia ritrosia a dare risposte per paura di ascoltarmi…
Se hai qualche prova che non era un sogno per favore inviamela…
Sono arrivata (foto del display dell’aeroporto) e mi sono fiondata in ufficio. Ti adoriamo…
Quando vuoi passare a Bologna mi casa es tu casa… Spero presto. Se vuoi venire da solo o in coppia ho il matrimoniale… Quindi c’è posto anche x 2…
Io sono felice”

Bastava questo. Io ero già in viaggio per casa, lontano da Santiago.
Il cammino continua. 

PS: questo post è stato scritto nel corso del mio primo, breve, Cammino di Santiago, nell’Agosto del 2016.